Troubleshooting reattivo vs proattivo: perché aspetti che il cliente ti chiami?
Scopri perché il troubleshooting reattivo ti costa caro. Monitoraggio proattivo MikroTik con alert automatici e strumenti integrati. Guida completa OptiWize.
Sono le 16:47 di venerdì pomeriggio. Il telefono squilla. È quel cliente, quello con tre sedi e il gestionale in cloud. "Non funziona Internet, siamo fermi."
Tu lo sai già cosa succederà: chiamata d'emergenza, tecnico che esce, due ore di traffico, verifica sul posto, problema banale (un'interfaccia down, un IP duplicato, un aggiornamento malriuscito). Il cliente è arrabbiato perché "sono ore che non lavoriamo", tu hai bruciato 400 euro tra tempo, trasferta e stress.
E il bello è che quel router ti stava già segnalando il problema da stamattina, solo che nessuno lo stava guardando.
Questo è il troubleshooting reattivo. E se è ancora il tuo modello operativo principale, abbiamo un problema.

Il costo reale di aspettare la telefonata
Facciamo due conti realistici. Un cliente che chiama per un disservizio non ti costa solo l'intervento del momento. Ti costa la percezione di inefficienza ("perché non ve ne siete accorti prima?"), il tempo del tuo tecnico senior che deve interrompere quello che sta facendo, il rischio che quel cliente si guardi intorno cercando qualcuno più "tecnologico".

Peggio ancora: ti costa l'effetto domino. Mentre corri dal cliente che ha urlato più forte, gli altri tre che hanno problemi minori ma crescenti vengono messi in coda. Risultato? Tre telefonate arrabbiate in più la settimana dopo, quando quei problemi minori sono diventati critici.

Il modello reattivo ha un altro problema invisibile: non scala. Funziona fino a quando hai 50 router e un paio di tecnici. A 200 router diventa un inferno, a 500 è matematicamente impossibile. Ti serve una persona ogni 50-70 dispositivi solo per gestire le emergenze, e questo significa che i tuoi margini sono già scritti: bassi, fissi, destinati a comprimersi.

Il troubleshooting proattivo non è un lusso, è il minimo sindacale
Diciamolo chiaramente: oggi monitorare un router e ricevere un alert quando qualcosa sta per rompersi non è innovazione, è igiene operativa di base. È come avere l'assicurazione sulla macchina o il backup del database. Se non lo fai, non sei efficiente, sei esposto.
Il troubleshooting proattivo significa sapere che un link sta degradando prima che cada completamente. Significa vedere che la CPU è al 90% da tre giorni e intervenire nel weekend, non lunedì mattina quando il cliente non può più lavorare. Significa ricevere un alert alle 3 di notte che un dispositivo si è riavviato da solo, e decidere tu se vale la pena svegliarsi o se può aspettare le 9, invece di scoprirlo dalla telefonata isterica delle 8:30.

Ma c'è un livello successivo: il troubleshooting predittivo. Non solo sapere che c'è un problema, ma avere gli strumenti per capire velocemente cosa sta succedendo, senza dover fare il login SSH, senza dover chiedere al cliente "ma è sicuro che il cavo sia attaccato?", senza perdere 20 minuti a navigare tra i menu di Winbox.

Come funziona in pratica (senza magia, solo automazione)
Un sistema di monitoraggio proattivo serio fa tre cose:
La prima è raccogliere metriche continuamente. Non solo "il router è up o down", ma temperatura, utilizzo CPU, memoria, interfacce, connessioni attive, latenza verso i gateway, ping loss, traffico anomalo. Tutto quello che ti serve per capire se un router sta bene o sta per morire.

La seconda è analizzare queste metriche con soglie intelligenti. Non è utile ricevere un alert ogni volta che la CPU sfiora il 60% per cinque secondi. È utile sapere se supera l'80% per più di 10 minuti, o se la temperatura è sopra i 70 gradi in pieno inverno. Le soglie devono essere configurabili, contestuali, ragionevoli.

La terza è darti strumenti di troubleshooting rapido quando l'alert arriva. Se ricevi una notifica "Device X - High Latency", vuoi poter fare un traceroute immediato da quel router, un bandwidth test verso un server di riferimento, un ping prolungato verso il gateway, senza dover aprire Winbox, senza dover chiedere le credenziali al collega che l'ha configurato sei mesi fa.

OptiWize fa esattamente questo. Ogni dispositivo onboardato viene automaticamente monitorato, con alert configurabili per ogni scenario (dispositivo offline, CPU alta, temperatura critica, link degradato). E quando l'alert arriva, hai una suite di troubleshooting integrata nella piattaforma: ping, traceroute, bandwidth test, speed test, tutto eseguibile con un click, da remoto, con i log salvati per analisi successive.

I vantaggi che nessuno ti racconta
Il beneficio ovvio è che riduci gli interventi d'emergenza. Invece di correre dal cliente venerdì sera, intervieni martedì mattina quando hai già visto l'alert e hai pianificato la cosa. Questo da solo ti fa risparmiare ore di trasferta, stress e costi operativi.

Ma c'è un vantaggio meno ovvio, più strategico: cambi la percezione del cliente. Quando lo chiami tu prima che il problema diventi critico ("Abbiamo visto che il vostro link secondario è down da ieri, passiamo a sistemarlo prima che vi accorgiate di averne bisogno"), il cliente non ti vede più come il tecnico che ripara quando si rompe. Ti vede come il fornitore che previene i problemi. E questo ha un valore commerciale enorme, soprattutto in fase di rinnovo o quando proponi servizi aggiuntivi.

Altro vantaggio: standardizzi il troubleshooting. Non hai più il tecnico esperto che sa dove guardare e il junior che brancolà nel buio. Hai una piattaforma che guida tutti verso gli stessi controlli, gli stessi log, gli stessi passaggi. Questo significa formare nuove persone in giorni, non in mesi. E significa che puoi andare in ferie senza tenere il telefono acceso 24/7.

Non è una questione di "quando", ma di "quanto ancora puoi permetterti di non farlo"
Il punto non è se il monitoraggio proattivo sia utile. Lo è, e lo sanno tutti. Il punto è quanto ti sta costando oggi non averlo. Prova a fare questo esercizio: prendi l'ultimo mese, conta quanti interventi reattivi hai fatto (quelli dove il cliente ha chiamato per primo), moltiplica per il costo medio dell'intervento (trasferta, tempo tecnico, eventuale escalation). Poi conta quanti di questi interventi avresti potuto evitare o gestire meglio se avessi saputo del problema prima.

Se il numero ti fa impressione, hai la risposta. Il troubleshooting proattivo non è un costo, è un risparmio diretto in ore lavoro, costi di trasferta e soddisfazione del cliente. E se stai cercando di far crescere il tuo business senza assumere una persona ogni 50 router, è l'unico modo per scalare davvero.
Oppure puoi continuare ad aspettare che squilli il telefono. Ma quando succederà di nuovo venerdì alle 16:47, ricordati che avresti potuto saperlo già da martedì.

OptiWize ti permette di attivare il monitoraggio proattivo su tutti i tuoi dispositivi MikroTik in automatico, con alert configurabili e una suite di troubleshooting integrata. Non è magia, è solo automazione applicata nel modo giusto.
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